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 24 ANNI ASSIEME SPETTACOLARI! 

 

IL CONVIVIO  Di Paola Conte

Overture di Pasquale Panella “Don Giovanni, uno e tanti”

Regia di Claudio Jankowski

Aiuto Regia VERONICA BOSCARELLO

Progetto scenografico MAURIZIO D’OTTAVI

Costumi MARCO DI GIORGIO

Assistente ai costumi LAURA QUADRO

Trucco ROCCO INGRIA e ROSY ALAI

Disegno locandina LELE VIANELLO

Maschere VIP

Interpreti: Alessandro Bellico, Veronica Boscarello, Silvia Capizzi, Alessia Carbonaro, Alberto Cattani, Mauro Corso, Simona Di Maulo, Susanna Lavagna, Laura Lodovisi, Antonio Moliterno, Emma Paoletti, Anna Pavia, Simona Zingaretti.

 

Note di regia

“Don Giovanni è già all’inferno”

Lo spettacolo è  stato montato pensando ad un teatro di burattini, cadenzati nei loro movimenti costretti, ripetuti e ripetitivi, ai quali la sola voce dà la vera espressione al sentimento. Un convivio-cenacolo-circo imbiancato (…folgorato nel bianco e trafitto dal rosso), dove tutti i personaggi, forse con l’unica eccezione di Leporello, l’unico buffone savio che può moversi liberamente davanti e intorno alla tavola, sono condannati per l’eternità alla ripetizione del proprio mondo specchiato negli altri e nascosto dalle maschere, un mondo dove l’erotismo dell’amore mancato e vissuto come possessione, diventa anch’esso un vuoto parlare senza riconoscimento, fantasmi in mancanza di un corpo. Fantasmi incatenati ad un cenacolo e condannati a ripetere i loro rituali di rabbia e d’amore per sempre. Un coro partecipa come un antico rituale e ogni personaggio con la sola eccezione simbolica di Don Giovanni e del commendatore si divide in due, dove il tempo del passato si intreccia al presente le luci scandiranno il passaggio. A questo ho lavorato.

Claudio Jankowski

Grazie, Claudio.

Grazie, Don Giovanni!

Non provavo una grande simpatia per lui. Eppure. Eppure, alla fine, Don Giovanni ha conquistato se non il mio cuore, certamente il mio intelletto. Tirava un vento capriccioso quando Claudio Jankowski mi introdusse per la prima volta nella sua officina: affollatissima di immagini e di creature capricciose come quelle raffiche che spazzavano le foglie fuori e i nostri fogli nel caffè. L'incontro, mediato dall'entusiasmo di Claudio, è stato avvolgente e sprazzante ad un tempo. Chi era mai questo giovane che da Tirso De Molina, a Molière, passando per Goldoni e Mozart, chi era insomma costui che tutti intendevano restituirmi, se pur ognuno in una sua originalissima visione, come un portentoso accumulatore? Come penetrare la verità di un uomo come Don Giovanni irretito da se stesso e dai suoi eccessi? Come dipanare la matassa proteiforme di corpi femminili, che egli aveva sedotto e meticolosamente abbandonato, seguendo I'ago impazzito della sua bussola che lo ha infine condotto al nulla? Come dare fiato a quel vibrante coro di voci di donne trafitte da un falso amore? A voi cogliere la mia risposta nei macrocosmi fatti personaggi che uscirono prepotenti e dirompenti dalla mia penna. A Claudio il mio grazie per avermi traghettato fino ad un uomo che avevo osato ignorare e da cui ora non potrò più prescindere.

 

 

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