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Il Riccardo lll di Shakespeare e la follia metafisica di Witckiewicz

Preceduto dai titanici villain di Marlowe e dal perfido Aaron del Titus Andronicus, il Riccardo lll di Shakespeare si presenta sui palcoscenici del teatro elisabettiano nell'ultimo decennio del secolo quando è forte , nel cuore del popolo inglese, il senso della unione nazionale. Lo scopo è celebrativo (l'esaltazione della dinastia Tudor) anche se la concezione shakespeariana della Storia è piuttosto problematica, come si può notare nelle tre parti dell'Enrico VI in cui appare per la prima volta lo spietato personaggio. ln realtà l'opera shakespeariana è un remake di un dramma di successo dei Queen's Men (The True Tragedy of Richard lll) le cui fonti sono The Union di E. Hall e The Chronicles di R. Honlished, I due storici attingono ad ampie mani alla fonte primaria, The History of Hichard III, l'incompleta biografia diT. More in cui si trova la prima descrizione del re inglese ( Shakespeare la ripropone fedelmente nel ritratto che Enrico Vl fa di Riccardo prima di essere da lui ucciso, Henry VI, Part Tree, V, 6):

Piccolo di statura, malformato negli arti, gobbo, la spalla sinistra molto più alta della destra, il volto dai lineamenti torvi, e tale che nei principi è chiamato marziale, negli altri uomini altrimenti; fu maligno, iracondo, invidioso e, da prima della nascita, sempre perverso. Si riferisce per vero che la Duchessa sua madre ebbe delle doglie cosi laboriose che non potè darlo alla luce senza essere tagliata; e che egli venne al mondo coi piedi avanti, come gli uomini ne escono dopo la morte, e (secondo una voce diffusa) già coi denti [...]

L'idea della messa in scena del Riccardo III di cui si scrive nasce dalla collaborazione tra la Cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo della Facoltà di Scienze della Formazione (Università Roma Tre) e il Laboratorio di ricerca diretto da Jankowski e Palmitessa (con seminari nelle due sedi) preceduta da un progetto più ampio che ha coinvolto il Liceo Classico Orazio e la Biblioteca Comunale Ennio Flaiano. L'adattamento del dramma, a cura di Palmitessa è inserito dal regista Jankowski in una struttura drammaturgica witckiewicziana, un monologo incubo da cui si dipana tutta la vicenda . La crudeltà del personaggio shakespeariano si colora cosi del nonsense metafisico o dell'espressionismo onirico e grottesco (Riccardo spara con pistole ad acqua, palpeggia grossolanamente gli altri personaggi) dell'autore polacco; Jankowski sulla scia del "formismo" witckiewitziano, riduce infatti i personaggi shakesperiani a ridicoli e imprevedibili manichini, annoiati e senz'anima la cui recitazione distanziante destruttura il valore semantico della parola. "ll teatro odierno" scrive Witckiewitz "fa l'effetto di qualcosa di disperatamente sclerotizzato che può essere ringiovanito solo dall'introduzione di quello che noi abbiamo chiamato il fantastico nella psicologia e nell'azione". Così questa versione del Riccardo III, originale riscrittura di quella shakespeariana di cui conserva le battute e le scene fondamentali , si svolge in uno stabilimento balneare; Gloucester non aspira alla corona d'lnghilterra ma alla leadership della English Crowns Manufacturing Company di cui è presidente il fratello Edoardo. Un adattamento moderno (ricorda per analogia I'Amleto diAlmereyda in cui il padre del principe è il presidente della Denmark Corporation), molto distante sia dalla elegante edizione di Olivier che dalla splendida lezione di Al Pacino in Looking for Richard, così come dal Riccardo III di Loncraine (interpretato da lan Mac Kellen in una improbabile Londra nazista e "anamorfica" degli anni Trenta) o più ancora dalla versione teatrale di Carmelo Bene che elimina i personaggi di potere e costruisce il protagonista come macchina da guerra ed erotica in una serie di interminabili impedimenti. Nell'adattamento di Jankowski e Palmitessa i personaggi sono ridotti a monadi in un mondo dominato dalla incomunicabilità e dalla follia dove il comico si mescola al tragico e la buffoneria, come nel Riccardo lll nano e deforme di Woszczerowicz, diviene "la forma suprema del disprezzo" e l'aspetto più paradossale del tragico. Si ripropongono forme stlilistiche (la sticomitia nelle scene della seduzione, ad esempio) e azioni shakespeariane ma continuamente trasformate da una lente metafisica o espressionista. Emblematica la scena finale in cui l'horror metafico a cui si ispirano I'autore e il regista di questa edizione provoca ilarità ma anche inquietudine nella clonazione del tiranno (la ripetizione raddoppia "l'effetto di presenza", scrive Chaim Perelmann) che, con un innocente gesto balneare (si tuffa tra il pubblico), stempera l'escrescenza ineluttabile dell'orrore riproponendo in modo disarmante e surreale l'eterno ritorno del Potere.

GIANFRANCO BARTALOTTA

Storia del Teatro e dello Spettacolo

Scienze della Formazione

Università Roma Tre

 

Note di regia

Questa volta sono d'obbligo gli occhiali da sole e il costume con eventuale accappatoio, questo per il pubblico.

E' uno spettacolo montato come un gioco, terribile, ironico ma pur sempre un gioco... o un fumetto?

Ma si, a pensarci bene, sembra di essere nelle strisce di un fumetto dove i cattivi sono esageratamente cattivi e forse brutti e i buoni?

No, non ci sono neanche i buoni, forse alcuni meno cattivi ma.., sempre grotteschi, vuoti, più vicini ai fantocci che agli esseri umani.

ln questa favola nera, per il gioco del potere, ho scelto di realizzare un carosello di personaggi/marionette dove il male sia "da ridere" non per esorcizzarlo, ma per farci vedere che è quello che già ci ha "mangiati tutti". Siamo, infatti, tutti nel gioco e allora... vediamoci in questa favola "on the beach", assieme alle caricature dei personaggi inquietanti, mai cattivi come le persone vere.

Buon mare!

Claudio Jankowski


 

 

 

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